“Un centro di ricerca di respiro internazionale a beneficio dell’Europa Meridionale”, l’idea lanciata dal Presidente del GAL Alto Salento 2020 Enzo Iaia

Pubblichiamo l’articolo tratto da Nuovo Quotidiano di Puglia di oggi, 29.09.2020

“Un centro di ricerca di respiro internazionale a beneficio dell’Europa Meridionale”, l’idea lanciata dal Presidente del GAL Alto Salento 2020 Enzo Iaia

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ORA LA REGIONE SPINGA CON L’UE PER UN CENTRO DI RICERCA

di Enzo IAIA – Presidente del GAL Alto Salento 2020

Nel rivolgere a nome del Gal Alto Salento gli auguri di buon lavoro al presidente Emiliano e a tutti i consiglieri regionali, mi appello a entrambi affinché pongano ai primi posti dell’agenda amministrativa regionale il tema della Xylella: un disastro ambientale ed economico minimizzato. In estate, per rilanciare l’economia, la Regione Puglia ha commissionato un film con l’obiettivo di promuovere il territorio e attrarre turisti.

Il video, girato benissimo e veicolato sia sui canali TV che in rete, ha magnificato le bellezze della Puglia, fra cui i suoi uliveti millenari. Riprendendo proprio il titolo di quel bel film - che credo abbia contribuito

non poco all’exploit delle presenze turistiche registrate in Puglia nel mese di agosto e settembre - a Emiliano chiedo di “ripartire dalla meraviglia”.

Salviamo la meraviglia dei nostri uliveti unici al mondo e facciamolo nell’unico modo possibile: attraverso

la ricerca. Per questo è fondamentale che la Regione Puglia e il Governo Nazionale premano affinché alla

soluzione sperata del problema dia il suo sostegno principale la Comunità Europea, attraverso l’erogazione di Fondi da destinare esclusivamente alla ricerca contro il batterio.

Il problema non è solo della provincia di Lecce o di Brindisi o della Puglia. Il problema è italiano e dell’intero bacino del mediterraneo. Focolai sono stati già registrati in Toscana, in Corsica, in Grecia, in Portogallo, in Spagna, in Francia e in Germania. Finanziare massicciamente qui in Puglia la costituzione di un centro di ricerca e studi di respiro internazionale e potenziare ciò che già esiste è a mio parere la strada giusta per giungere il prima possibile alla soluzione definitiva del problema.

Mi chiedo: se è vero che gli ulivi millenari che si perdono nella storia dell’umanità rappresentano un

patrimonio collettivo inestimabile per l’intera Europa meridionale, è giusto poi che i costi per la soluzione del problema xylella gravino esclusivamente sui bilanci degli olivicoltori - solo per ora - pugliesi?

Oggi, come tutti sappiamo, per interrompere il propagarsi del batterio non c’è altra soluzione che l’espianto. Una soluzione terribile, ma allo stato attuale inevitabile.

Potremmo dire una non soluzione.

La Puglia e l’Europa perdono una delle frazioni agrarie più interessanti nello scenario naturalistico e gli olivicoltori perdono i propri beni strumentali da cui ricavano sostentamento economico.

L’agricoltore va aiutato.

Tutti ricordiamo l’incendio della cattedrale di Notre Dame a Parigi. Così titolavano i giornali: Tusk: “Serve contributo di tutti gli Stati membri”. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha invitato tutti gli Stati membri della Ue a offrire il proprio aiuto per la ricostruzione della cattedrale di Notre Dame: “Anche voi ricostruirete la vostra cattedrale“.

Presidente Conte, Presidente Emiliano, non è giusto chiedere all’UE di avere nei confronti dei nostri uliveti lo stesso approccio invocato da Tusk ai Paesi membri per la ricostruzione di Notre Dame?

E non sarà anche il caso di coinvolgere il Coi (Consiglio Oleico Internazionale) rilanciando il ruolo guida del nostro Paese dopo che, nella primavera 2019 a Marrakech, è stato colpevolmente bistrattato pur spettandogli la guida del Consiglio per il successivo triennio?

Vorrei infine affrontare un’altra questione di cui la Regione dovrà a mio parere farsi carico nei confronti

del Governo nazionale: il ruolo censore della Sovrintendenza, riconsiderando la tanto acclamata motivazione della “storicità” in base alla quale viene negato ogni genere di ricondizionamento del parco agrario che non sia un parco “olivetato” e sostituito, per esempio, da un parco “vitato”. Tale vincolo ha come uniche conseguenze un’ulteriore e inopportuna spallata agli agricoltori già provati e l’immobilizzo di quei terreni divenuti una sorta di scena infernale, una macabra rappresentazione della “natura morta”, di cui dovremmo invece liberarci quanto prima. Il paradosso è che così operando, la Sovrintendenza - in ragione del principio della “storicità” e “tutela del patrimonio culturale” - rende un servizio al male.

È facile immaginare che nel corso dei millenni le scene agrarie abbiano subito modificazioni: rinnovamenti

dovuti a ciclicità naturali, cambiamenti climatici e attività colturali capaci di supportare economicamente i fabbisogni degli agricoltori.

E dunque mi chiedo: la “storicità” richiamata dalla Sovrintendenza per impedire qualunque impianto alternativo agli uliveti, da quando parte? C’è un periodo storico preciso a cui far riferimento?

Trovo fortemente astruso, e probabilmente illegittimo, l’accanimento nei confronti degli agricoltori a cui viene imposto l’obbligo di reimpiantare nuovi ulivi, avendo la certezza della presenza di un batterio micidiale, e non poter decidere autonomamente di destinare i propri terreni alla coltivazione di altre piante.

Un’imposizione ottusa, inaccettabile e illiberale che contrasta con la libertà di impresa e che mortifica il ruolo degli imprenditori agricoli.

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